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Treppio
di Nicola Giuntoli Il paese, ma sarebbe meglio dire l'arcipelago di borgate e villaggi che lo compongono, occupa il versante sinistro della parte terminale della valle della Limentrella, a circa un chilometro dal suo sbocco nella Limentra orientale. Si sviluppa dai 610 metri del borgo della Piazza ai 750 di Castello, fra il Rio della Calvana, ad ovest, ed il Fosso di Riporciglia ad est, ed ha il suo baricentro spaziale e comunitario nel nucleo della Chiesa, a 680 metri s.l.m.. Con le spalle protette dai freddi venti settentrionali, si affaccia sulla valle delimitata a sud dal Monte La Croce (1311 m). |
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Un tempo, quella di Treppio era la frazione più popolosa; oggi, con i suoi 314 abitanti, è la seconda del Comune. Vi si arriva con la strada provinciale che da Pian delle casse si stacca dalla Pistoia-Riola; ma è anche raggiungibile, da nord, attraverso la strada proveniente dal Monte di Badi e Carpineta. Sovrastato dall'ampio pianoro che degrada dall'Uccellaia (1160 m s.l.m.), costituito da ampi prati e pascoli delimitati da boschetti, Treppio è tuttora circondato da selve di castagni e boschi cedui che scendono fino alle sponde della Limentrella. I fianchi della valle si fanno più ripidi mano a mano che si risale il corso del torrente, lungo il quale si dipana la strada che collega i piccoli agglomerati sorti in prossimità delle sue sponde: Docciola, Casa Giomi, Campaldaio, Poggiolino e Castiglioni. Salvo qualche campo nel fondovalle e qualche radura a mezza costa delle pendici orientali, l'intera vallata è occupata dal bosco, più o meno fitto, popolato di cervi e cinghiali. La zona in cui sorge Treppio è ben esposta: il fatto che sia soleggiata per tutto l'arco del giorno, rappresenta una condizione assai apprezzabile in inverno. D'altra parte, l'altitudine e la presenza del fiume assicurano un gradevole soggiorno anche in estate.
L'origine di Treppio si confonde con il periodo del popolamento longobardo della montagna anche se la prima notizia storica risale al 1086: la curte et castello de Tripplo apparteneva ai signori di Stagno, di stirpe longobarda, che l'avevano eretto in contrapposizione di quello di Sambuca, appartenente al vescovo di Pistoia. Il luogo in cui sorse il castello non coincide con l'attuale nucleo omonimo, ma è stato recentemente localizzato poco più a valle, a oriente del cimitero, su una costa coperta di castagni denominata Castelvecchio, dove affiorano resti murari e poderosi terrazzamenti. Circa l'origine del nome Treppio, vari studiosi (Pieri e Mastrelli) propendono per la matrice romana; sul suo significato c'è, però, una maggiore incertezza: potrebbe derivare dal nome di una persona (TRIPPUS), o dalla parola trébbio "crocicchio di strade", discendente da "trivio" (TRIVIUM); l'antica denominazione di Tripplo rende possibili anche altre origini: dal vocabolo TRIPLUS "triplo" o dal verbo TRIBULARE "trebbiare" «dato che nel lucchese trebbio / tribbio vale "spiazzatella presso una casa, dove si batte il grano" (cfr. Pieri, Toponomastica delle Valli del Serchio e della Lima, 192, Torino 1898): però in questo caso fa difficoltà p per b, a meno che non si pensi a un eventuale e possibile incrocio con treppare I treppiare "calpestare" (derivato dal longobardo o francone trippon)». Conteso nel medioevo fra Pistoia e Bologna, fu definitivamente attribuito alla giurisdizione del comune di Pistoia nel 1219, con la pace di Viterbo che sancì la fine di un lungo periodo di ostilità che aveva coinvolto anche i conti Guidi, alleati di Firenze e Bologna, e i signori di Stagno, schierati con Pistoia. Dopo di allora ha sempre fatto parte del territorio pistoiese, prima, e dello stato toscano, poi. La sua importanza era dovuta al fatto di trovarsi al centro delle vallate delle Limentre, presso importanti itinerari di valico dell'Appennino. Su di esso convergevano i due percorsi, provenienti dalla Badia a Taona, che conducevano a Stagno e, attraverso Sant'Ilario e Badi, a Castel di Casio e Riola: quello che si snodava a occidente, sul crinale fra Limentrella e Limentra di Sambuca, e quello che passava per Torri. Da Treppio, infine, risalendo il monte verso nord-ovest, attraverso il valico posto fra l'Uccellaia e Montecuccoli era possibile dirigersi sul Castello di Sambuca e collegarsi alla via Francigena che percorreva quella vallata. Dopo la fine dell'autonomia comunale di Pistoia, sotto il dominio fiorentino si consolidarono altri percorsi di superamento dell'Appennino, più agevoli e diretti di quelli che passavano per Treppio e che, con il passare dei secoli, furono via via adeguati all'evoluzione dei mezzi di trasporto. I collegamenti fra la vallata, i paesi montani circostanti e la pianura furono garantiti da sentieri e mulattiere: solo nel 1934 Treppio fu raggiunto dalla strada che, attraverso Badi, lo collegava alla statale Porrettana. Questo relativo isolamento secolare è assai probabilmente alla base delle peculiarità linguistiche del paese: a Treppio si parla (o meglio si parlava ormai) un dialetto particolare che aveva maggiori affinità con quello di altre lande isolate dell'Appennino, come la Garfagnana e la Lunigiana, che con quelli delle valli vicine. Ciò è stato spiegato in vari modi dagli studiosi. Una prima ipotesi ritiene Treppio un'isola linguistica, relitto di una vasta area appenninica abitata da un popolo mediterraneo pre-indoeuropeo, gli Apuani. Altri studiosi hanno ipotizzato che il paese sia stato "non sì sa quando né perché, un'antica colonia garfagnina." L'isolamento non ha impedito, però, che la comunità treppiese prosperasse fino ad essere la più popolosa frazione del territorio della Sambuca e si dotasse della più bella chiesa di questa parte della montagna pistoiese. L'imponente costruzione dedicata a San Michele Arcangelo è il frutto di numerosi interventi che si sono succeduti a partire dal XIII secolo. La sua forma attuale risale alla fine del 1700, quando fu costruita la facciata in pietra serena scandita da cornici e lesene, caratterizzata da un portale arcuato, delimitato da due colonne e incassato nella massa muraria. Le linee morbide e sobrie del prospetto rispecchiano curiosamente il profilo del monte di Torri, il monte Lavacchio (1096 m), visibile alla sua destra verso sud.
Altri edifici notevoli vi sono nel paese, a partire dalla grande Villa Gargallo (in precedenza appartenuta alla famiglia Ulivi) che sorge poco distante dalla chiesa, in un parco che annovera alcuni esemplari di sequoia. E cosi denominata dalla nobile famiglia siracusana che la possiede da quando, alla fine dell'800, divenne la dimora del marchese (e agronomo) Giovacchino Gargallo, sposatosi con la bella pastora treppiese Annunziata Gualandi, pare incontrata a Porretta durante un soggiorno per cure termali. In genere le più facoltose famiglie del paese hanno lasciato traccia nelle loro case, che si distinguono per dimensioni e caratteristiche architettoniche, peraltro assai sobrie, dalle altre abitazioni. Nel borgo de La Piazza emerge la casa della famiglia Biagiarelli, oggetto di recenti restauri. A Casa Franchi il palazzo omonimo; Casa Ulivi, all'imbocco della strada per il cimitero, è un edificio imponente che da il nome alla località: nei pressi di esso e della strada che sale alle Selve, Biagio Ulivi eresse nel 1864 un'edicola PER TRAMANDARE AI POSTERI Poco più avanti troviamo la "Casa del Capitano", presso il fabbricato in rovina che ospitò il "Circolo" paesano, luogo di spettacoli teatrali e di balli popolari, eretto su un terreno donato dal marchese Gargallo, attraverso cinque uomini di Treppio, a beneficio dell'intera comunità. Più in basso sorge il Convento delle Suore Mantellate. È questa la casa madre della Congregazione che conta oggi un centinaio di comunità sparse in Italia e nel mondo. Nel 1861 vi si stabilirono due suore del Terz'ordine dei Servi di Maria dedicandosi all'istruzione ed all'educazione delle fanciulle ed alla cura ed all'assistenza degli ammalati: erano la fiorentina Filomena Fagni-Rossi, al secolo Elena, e Giovanna Ferrari, al secolo Anna Maria, di Taviano. La loro opera feconda portò rapidamente alla crescita di una comunità che si dotò di una "Regola" nel 1866, e che generò altre comunità fino al riconoscimento della Congregazione da parte di Papa Pio X nel 1909 ed all'approvazione delle Costituzioni nel 1920, sotto Benedetto XV. Il servizio prestato in mezzo al popolo treppiese creò forti legami, mai sopiti, fra la Congregazione ed il paese tanto che oggi il Convento sta ritornando ad essere un punto di riferimento per tutte le Mantellate, che hanno investito notevoli risorse nel restauro dell'antica Casa e nell'ampliamento della sua capacità ricettiva, fino a dotarla di una sala per ritiri spirituali, seminari e convegni. Ciò è di buon auspicio anche per il futuro di tutto il paese, che ritrova nel Convento un centro di attività, oltre che un luogo di preghiera, come avviene nella sua chiesetta. Gli abitanti di Castello hanno invece il loro luogo di culto nel piccolo e grazioso oratorio di San Luigi inaugurato il 24 maggio 1759, giorno dell'Ascensione, con una processione dalla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo. Questa tradizione religiosa, nel corso della quale veniva trasferita nell'oratorio per alcuni giorni la statua della Madonna, si è mantenuta per oltre due secoli, divenendo la festa della borgata. A Casa Magnani troviamo, invece, una commovente testimonianza di amore paterno e di pietà popolare: qui Giovanni Ulivi, fabbro e muratore, eresse una cappellina in memoria del figlio Sante, morto trentenne il 12 luglio 1920 "dopo lunga malattia contratta durante il servizio militare". La facciata in pietra scalpellata è ornata con corone, foglie e stellette realizzate in ferro battuto; sul colmo del tetto una croce intrecciata con una "S", un martello, ed una lima sopra un'incudine: simboli che rinviano al mestiere del figlio, "valente fabbro". I dintorni di Treppio invitano a compiere interessanti e piacevoli escursioni. Partendo dal borgo de La Piazza si può risalire il corso della Limentrella: prima di Docciola si incontra un bel ponte di pietra che consentiva di superare il Rio della Calvana; nel piccolo paese si trova l'unico molino ad acqua ancora attivo, fino a pochi anni fa, in tutta la valle. Proseguendo incontriamo Casa Nuova, Casa Giomi e Campaldaio, appollaiati sulla sponda sinistra del torrente, alla confluenza dei fossi omonimi. Lungo la Limentrella è ancora possibile vedere campi delimitati da spessi muri di pietra, per difenderli dalle piene: nel dialetto locale queste sistemazioni idrauliche sono chiamate ghiare. Presso la località Còrniolo, fra la strada ed il fiume, il molino della Casina con il bottaccio ancora integro. Più avanti Poggiolino e Castiglioni, con le loro case di pietra; finita la strada, oltre il torrente, un nucleo rurale incantevole dal quale ci si inoltra nel bosco per un sentiero che raggiunge il Piano, un'ampia radura intensamente coltivata un tempo. I fitti boschi che la circondano sono il regno incontrastato di cervi e cinghiali. Da Casa Bertini un'ampia mulattiera discende verso i Due Fiumi, dove la Limentrella incontra la Limentra orientale, e passa nei pressi di Campaccio dove il torrente si distende in anse che sfiorano i ruderi di un antico podere, non lontano dai resti del Pontevecchio, all'imbocco della mulattiera per Torri. Risalendo il monte da Castello, attraverso i bei castagneti intorno a Panigale, si raggiunge Collina, oltre la quale, per la Casa Bruciata e la Memoria, si passa sul versante della Limentra di Sambuca e si scende a Taviano. A nord est di Collina, oltre Ca' di Nanni, sta un ampio pianoro disseminato di rustici edifici, dove un tempo si riponevano gli attrezzi ed i prodotti agricoli o si trovava riparo e riposo durante il faticoso lavoro nei campi. Da qui è possibile godere di uno splendido panorama sulle valli della Limentrella e della Limentra Orientale. Più sotto, attraverso piccoli agglomerati dai nomi fantastici in mezzo a boschi di castagni, Ca' di Gegia, Castellucci, Mariona, Fragolanda, Ca' di Giacchi, passando per Carpineta, Baldinaccio ed il Gaggio, si discende fino a incontrare la strada provinciale per Treppio. Nel paese sono rimaste poche botteghe; sono piuttosto attivi nel periodo estivo due circoli che offrono servizio di bar e pizzeria: uno a Casa Magnani e l'altro sotto la Chiesa. Entrambi sono sede di associazioni che animano il soggiorno dei villeggianti e la vita di Treppio: la sezione locale della Misericordia e la Pro loco "Treppio tuttolanno". Seppure con una popolazione scolastica ridottissima è aperto un plesso di scuola elementare pluriclasse, che rappresenta un elemento vitale per i paesani ed un piccolo centro di attività culturale che, in estate, ospita mostre ed iniziative di animazione, in particolare durante le feste paesane. Sul retro della scuola, nell'ampio parcheggio è disponibile da qualche mese una zona per la sosta dei camper, attrezzata con pozzetto di scarico e rifornimento di acqua. Fra non molto tempo il Convento delle Suore Mantellate potrà offrire ospitalità a chi voglia trascorrere qualche giorno a Treppio e non ha la possibilità di utilizzare le tante seconde case che costituiscono la maggior parte degli edifici del paese. Delle tradizioni popolari vive ancora la solenne processione del venerdì santo, che, a scadenza triennale, si svolge in costume seguendo un itinerario antico, fra le case illuminate da fuochi e candele. E' caratterizzata da con un corteo di "giudei" che alla fine della processione, in chiesa, fanno la guardia al corpo di Cristo, dandosi il cambio con turni regolari, mentre la popolazione si trattiene in una veglia di preghiera. Alla fine di aprile, da qualche anno è ripresa la consuetudine del cantamaggio. È una tradizione diffusa nell'Appennino pistoiese per celebrare la fine dell'inverno e l'arrivo della primavera. Un gruppo di "cantanti" accompagnati da strumenti musicali girano per le borgate passando di casa in casa, apostrofandone gli occupanti con un canto che inneggia al mese di maggio. Con le uova ricevute in dono, contraccambiato con un rametto di abete adornato di roselline di carta, si fa festa alla sera. E per coloro che non si affacciano e non offrono niente c'è la minaccia: |
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Se dell'ova non ci date
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frazioni e paesi di Sambuca Pistoiese