Oltre alla segheria vi erano attivi in passato tre molini: il molino dei Gomboli e quello dei Corazzi erano azionati dalle acque della Forra dei Picciolli, famiglia qui presente già nel 1587; il molino Morandi, invece, era posto sulla sponda sinistra della Limentra, nella località indicata a partire dal 1646 col nome di Campaccia.

In origine l'intera zona doveva presentarsi come una operosa plaga agricola, con un paesaggio contrassegnato da campi e pascoli lungo il fiume, e da terrazzamenti coltivati sui fianchi dei monti, incuneati fra i boschi circostanti.

Dalla Sega iniziava la salita che conduceva al Castello di Sambuca; presso la Porta sbucava la mulattiera che scendeva ripida e tortuosa dai gruppi di case sparse nel pianoro soleggiato sotto Poggio Perlo (1087 m s.l.m.): Ca' del Chicco, Casale, Ca' di Giamba, Pian di Casale.

La strada portò con sé traffici e scambi; calamitò attività ed edifici, che, disposti linearmente lungo di essa, ospitarono vetturini e maniscalchi, commercianti ed artigiani. I segni di tali presenze sono tuttora percepibili sul fronte delle case, alte anche quattro piani, che conservano ampi portoni d'accesso.

Queste sue peculiarità furono sicuramente all'origine dell'attività della Misericordia che edificò all'imbocco della strada per il Castello un proprio edificio. In esso trovava posto, al livello dell'attuale statale, la rimessa per le lettighe adibite al trasporto di malati e feriti; al piano superiore la cappella per gli offici religiosi, ancora esistente; sopra ancora, con accesso dalla via per Sambuca, un ampio vano per la scuola elementare e per le riunioni sociali. All'attività del sodalizio, animato da mons. Giuseppe Magnanelli nei primi decenni del Novecento, si deve anche la costruzione del primo comparto di loculi nel cimitero a Castello di Sambuca e del Tempietto dedicato ai caduti. Di esso, edificato nel 1930 sulla riva destra della Limentra, rimangono solo alcune immagini ed alcune pietre lavorate poiché fu spazzato via dall'alluvione del 1937. Costituito da un unico vano di circa sei metri di lato, era caratterizzato da un timpano incorniciato da modanature di pietra appoggiato su pilastri finemente scalpellati, impostati su una gradonata estesa a tutta la facciata; pregevoli cancellate in ferro battuto chiudevano i tre vani di accesso, sopra i quali campeggiava l'iscrizione PRO MORTUIS DEO SACRUM. Sul colmo del timpano era posta una campana entro un piccolo campanile "a vela".

In quel periodo venne costruito anche il nucleo originario dell'attuale colonia estiva, all'estremità nord del paese fra la strada e la Limentra, proprietà dei Padri Cappuccini di Faenza a partire dai primi anni '50. La villa fu edificata da Domenico Lizzani, emigrato in Francia dove fece fortuna a Tolone con la realizzazione di cesti per i fiori e di stuoie di canne. Delle attività di un tempo resta oggi traccia solo nell'officina di riparazioni per autoveicoli all'imbocco meridionale di Bellavalle e nella rivendita di tabacchi e generi alimentari, al centro del paese, non lontana dalle "Fontane", presso le quali capita di trovare, ad ogni ora del giorno e della notte, auto e camion in sosta per attingere l'acqua. La bottega è attiva dai primi decenni del '900; il 17 agosto del 1912 fu autorizzato, quale punto n. 13 per la vendita di sali e tabacchi nel Comune della Sambuca, con licenza rilasciata, dalla sede di Firenze del Ministero delle Finanze e delle Privative, a Ernesto Niccolai di Carlo, nonno dell'attuale gestore. Davanti ad essa si trova la casa in cui nacque, il 10 luglio 1875, Quinto Santoli.

Egli fu storico insigne, studioso in particolare del XII e XIII secolo nel Pistoiese: fra i molti suoi meriti quello di avere ricostituita e aperta al pubblico nel 1926 la Biblioteca Forteguerriana di Pistoia. Quinto Santoli fu sempre molto legato al suo paese cui spesso ritornava per ritempransi, "né mai volle conoscere altra villeggiatura per attraente e frequentata che fosse". Per ricordarlo, in una lapide, sopra la porta di ingresso alla sua casa, sta inciso:

DA QUESTA CASA NATALE
E DALLE MEMORIE DI UNA VITA
PROBA E ONORATA
CHE ESSA RACCHIUDE
NON SI ALLONTANÒ MAI
IL GRANDE CUORE DI
QUINTO SANTOLI
1875-1959
STORICO PISTOIESE
MAESTRO A TANTE GENERAZIONI
G.S.
AUSPICE LA SOCIETÀ PISTOIESE DI STORIA PATRIA
IL COMUNE DI SAMBUCA POSE
A. D. MCMXCVIII

Il testo è stato dettato dal professor Giancarlo Savino, che fu suo affezionato allievo ed al quale si deve la conferma che Quinto Santoli fu padre, oltre che figlio di Bellavalle. Infatti, ritenendo disdicevole che un luogo siffatto fosse individuato geograficamente col termine di Sega, forte della sua autorevolezza culturale e del suo prestigio sociale, ordinò ai propri compaesani di chiamarlo da allora in avanti Bellavalle. Poi si recò a Firenze presso l'Istituto Geografico Militare, al quale si deve la cartografia ufficiale dello Stato italiano, riferì quanto aveva ordinato ai suoi conterranei e, sedutosi, minacciò di non alzarsi di lì finché non fosse stato cambiato sulle carte il nome del paese.

 

Casa natale di Quinto SantoliBellavalle

di Nicola Giuntoli
in "Storie della Sambuca" 2001

Il nome del paese rende sicuramente giustizia al luogo, che appare ameno ed accogliente a chi provenga da Pistoia discendendo la valle, fino a quel punto scarsamente soleggiata, ombrosa e profondamente incassata fra le ripide pendici che la delimitano.

Ma fino agli anni Venti del Novecento il paese era più prosaicamente chiamato La Sega: il toponimo derivava dalla presenza di un'antica segheria azionata da forza motrice idraulica, della quale oggi non rimane traccia ed è citato per la prima volta nel Catasto Granducale del 1587.

Altri nuclei sono: la Porta, all'estremità meridionale dell'abitato sulla strada statale; Case Picciolli ed I Prà, oltre il ponte sul fiume, allo sbocco del Rio Picciolli, affluente di destra della Limentra che contribuì non poco alla tremenda alluvione che sconvolse tutta la valle il 4 ottobre del 1937.


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