Stemma e logo di Comune di Sambuca (PT)
Comune di Sambuca (PT) - Sito Ufficiale | P. Sandro Pertini, 1 - 51020 Sambuca Pistoiese (PT) - tel. 0573.893716
Home Page home page
Contattaci contattaci
Eventi della vita eventi della vita
Aree Tematiche aree tematiche
Elenco A-Z elenco A-Z
Rubrica del Comune rubrica del Comune
Ricerca allegati ricerca allegati Stampa Stampa contenuto

Sei in:  home » Storia » Il castello di Sambuca

Avvisi del Comune

Assistenza sanitaria

Login

Il castello di Sambuca

Il Castello della Sambuca, le mura, la rocca
Descrizione ed interpretazione delle strutture originarie

di Nicola Giuntoli
in "Le valli della Sambuca", 1999

la rocca del Castello di Sambuca

Intorno alla metà dell'Ottocento, stando all'Abate Giuseppe Tigri, «le mura più alte del Castel di Sambuca... si vedevan merlate. La sua torre pentagona di che resta appena una terza parte, in mezzo alla rocca di cinta essa pure diruta, si elevava gigante. Altre due toni, si può dire, la traguardavano dai poggi d'intorno. A ponente la così detta torraccìa; e un'altra a levante sul monte detto alla tosa, perché senza un filo d'erba. Erano esse nel medio evo altrettanti telegrafi, che dal castello corrispondevano con altre sulle cime dei monti, o con fuochi o con fumo, fino a Pistoia.

Aveva il castello su in alto due porte, l'una a ponente detta la pistoiese; l'altra a greco, la bolognese; e questa faceva capo giù a Pàvana, indi a Porretta, e via oltre fino a Bologna».

Questa descrizione di Sambuca è assai vicina a quella, molto più antica, contenuta in un inventano dei beni del Comune di Pistoia redatto intorno al 1382: la cinta del castello con le due porte et cum una roccha cum turri, palatiis, muris merlatìs, inclaustro, citernis et furnis et aliis actis ad fortilitiam. E poi:
unum palatium pro habitatione potestatis dicte terre positum juxta dictam roccham cum inclaustris et citernis.
Castrum Sambuchonis, quod est ex latere superiori pro securo introitu et exitu rocche Sambuce et succursu.

Da altri documenti del XIV secolo ricaviamo particolari che arricchiscono l'immagine di questa struttura difensiva medievale: corridoi di ronda in legno di castagno alla sommità delle mura, muniti di caditoie attraverso le quali colpire, con pietre, pezzi di legno o materie incendiarie, gli assalitori.

Porte e antiporte che si susseguono a difesa degli accessi al castello, alla rocca, alla torre. Nella torre alcune stanze costruite con tavole di abete, di cui una posta super focolare; letti con alcune mensole sopra il capezzale, casse d'abete grandi e piccole; un piccolo desco ed una panca, due armadi; alla sommità una loggia (solarium) fortificata per l'avvistamento.

E, naturalmente, armi: otto elmi di cuoio, dodici scudi con le insegne di Pistoia sormontate da gigli, sei balestre, un migliaio di frecce. Una bandiera con lo stemma «di re Carlo» associato a quello del Comune di Pistoia.

Un molino con macine senza «menatorio». Provvigioni: venti «omine» di farina di frumento, dieci «omine» di fave, due «salme» di aceto. Attrezzi vari: carrucola con canapo, un argano; un secchio di rame per il pozzo, un grande corbello, un aspo. Nella rocca rustici alloggiamenti per la truppa corredati di giacigli (lecterias) in legno di abete anch'essi, tavoli e panche; un verricello, quattro lanterne con le relative aste, una mangiatoia. E poi la casa del Comune fornita di una cisterna e protetta da logge e pareti, dotata di lecteria sommariamente arredata, di una panca per sedere, di una mangiatoia per cavalli.

pianta del Castello

Queste descrizioni frammentarie si ricompongono in un quadro unitario grazie ad un disegno inedito del 1554. raffigurante la pianta della fortezza della Sambuca, dovuto alla mano di un anonimo rilevatore. Da esso, oggetto di uno studio in corso di svolgimento, anticipiamo una sintetica rappresentazione del Castello su base cartografica attuale.

Il castello, cinto di mura alte poco più di tre metri, ma poste sull'orlo di un precipizio, era accessibile, ad ovest, dalla «porta che viene di verso Pistoia» e a nord-est dalla «porta che va a Bologna».

All'interno della prima cinta, nella fascia più bassa della costa su cui sorge il paese, probabilmente trovavano posto le case dei sambucani, come accade ancora oggi.

Una seconda cerchia racchiudeva la «piazza della chiesa»: ad essa si accedeva per una porta sul lato est del recinto, poco sotto la «chiesa del castello», assai più piccola di quella attuale, con l'entrata sul fianco di mezzogiorno e l'altare ad oriente, dov'è oggi la porta principale.

Il campanile, sull'asse longitudinale della chiesa, era collocato in fondo all'aula, in aderenza alla parete occidentale, dove si trova oggi il presbiterio.

Dalla piazza ci si avviava alla rocca, attraverso la «porta del primo circuito» su cui si apriva, sul lato opposto di ponente, anche la «porta del soccorso», attraverso la quale si raggiungeva, percorrendo la «schiena della collina che va su al poggio», il Castrum Sambuchonis.

Dal «primo circuito», dotato di una cisterna dell'acqua (quasi sicuramente quella tutt'ora usata come deposito di carico del l'acquedotto pubblico), attraverso due porte in rapida successione, si giungeva finalmente alla rocca, all'interno della quale si ergeva la torre alta oltre venti metri.

Anche nella rocca si trovava una cisterna, per garantire il rifornimento idrico ai difensori in caso di assedio; dal recinto una porta conduceva al «rivellino», che sovrastava il piazzale della chiesa. Per una scala esterna, di legno, si entrava nella torre, anch'essa provvista, entro le mura possenti, di una cisterna.

ingresso del bivacco, Castello di SambucaCosa resta oggi del castello destinato al controllo dell'antichissimo itinerario di valico fra Pistoia e Bologna, eretto, a partire dalla metà del secolo XI, forse nel sito indicato in precedenza col nome di "Canavo"?

Il paese è sostanzialmente quello di due secoli fa. Le case disposte su file parallele si affacciano a mezzogiorno, sopra gli orti terrazzati. A nord, invece, Castello di Sambuca emerge da un folto bosco di conifere con alte muraglie: il grande edificio della canonica, la chiesa e, su in alto, la rocca e la torre mozzata. Pare avere, come un tempo, un volto ridente per gli amici ed uno arcigno e terribile per i nemici.

Ma i caratteri militari dell'insediamento sono stati sopraffatti dai segni di una pacifica comunità. All'ingresso del paese, sotto un loggiato, v'è il lavatoio comune, là dove iniziava la Via Crucis che raggiungeva il Santuario della Madonna del Giglio: fra i boschi sottostanti la strada attuale alcune tracce dell'antico percorso ed i resti della «Veronica» (la sesta stazione) confermano le indicazioni contenute nel catasto granducale del 1787.

In mezzo alle prime case, la fontana pubblica offre ristoro a chi si appresti ad affrontare i ripidi tornanti della strada che si inerpica per il paese. Una targa sopra di essa rammenta che «a pubblica utilità, essendo Sindaco Pietro Bettini, i castellani di Sambuca, coll'aiuto spontaneo di altri del popolo, supplendo del proprio al tenue soccorso dato dal Comune, (l')erigevano... nell'ottobre dell'anno 1885».

Sulle facciate di alcune case, brandelli di insegne dipinte rinviano a botteghe e alberghi di un tempo. La piazzetta alberata, ai piedi della scalinata che conduce alla chiesa, è ancora il luogo dove si riunisce la piccola comunità. Qui, nel silenzio di un assolato pomeriggio estivo, interrotto dallo stormire lieve delle foglie, l'immaginazione può ricondurci al borgo agricolo semideserto di altre estati più laboriose.

Alla chiesetta castellana si è sostituita, nella prima metà del '700, la più imponente Pieve di San Giacomo, preceduta da un porticato, eretto a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo, dal quale si gode un vasto panorama della valle.

Il paese è sovrastato dal cimitero, anch'esso declinante «a solatio», sorretto da poderosi contrafforti e cinto da un muro costruito con buona parte del pietrame dell'antica rocca. Su tutto svetta il campanile.

La massiccia e tronca torre pentagonale entro il recinto della rocca è ancora in grado di ricordare l'antico fortilizio, soprattutto a chi raggiunga il castello da nord, percorrendo il tratto della «Via Francesca della Sambuca», che viene da Pàvana. D'inverno, col bosco spoglio, da essa e dai colli d'intorno si può ancora intuire lo sgomento degli assalitori, o il sollievo dei viandanti, alla vista della poderosa muraglia.

Il tonfo sordo della «porta bolognese», che si richiudeva alle spalle, rincuorava i castellani e i pellegrini ormai al sicuro. Di essa resta, sulla cantonata settentrionale della canonica, parte di uno stipite e l'alloggiamento superiore di un cardine, costituito da un anello di pietra.

Non stupisca la posizione rispetto al muro, infatti la porta era collocata perpendicolarmente ad esso, in modo da essere difesa più facilmente dal fianco.

Castello di Sambuca, OstelloLa cinta muraria, sul lato nord, è inglobata nelle strutture della canonica e della chiesa. Avventurandosi nel bosco, è possibile leggere nella cortina di pietra le fasi di costruzione dei due edifici e, in particolare, individuare le cantonate laterali del nucleo più antico della chiesa del castello.

Da un sentiero che inizia in prossimità della «porta bolognese» e che termina al grande lavatoio porticato si può costeggiare oggi, a prezzo di qualche peripezia, quel che resta del tratto meridionale delle mura: esso sorregge, in più punti, le corti e gli orti delle case della fila più in basso nel paese e parte della via che lo attraversa.

Nel muro a valle della strada, in corrispondenza della casa al numero civico 28, un tratto di alcuni metri, in conci ben squadrati murati a file regolari, rinvia al piccolo edificio a pianta quadrata riportato nella pianta del Castello del catasto granducale del 1787. Molto probabilmente si trattava (e si tratta) di una torre a difesa della «porta pistoiese».Sul lato occidentale del Castello le mura si inerpicavano lungo il costone che, dalle prime case del paese, risale verso la rocca. Ancora oggi si può valutare l'inaccessibilità che caratterizza tutta l'area sotto il cimitero, dove la montagna è incisa da una grande conca dalle pareti a strapiombo. Il cimitero è stato costruito sullo sperone ad ovest della rocca soltanto nell' '800, a prezzo di consistenti opere di scavo nel macigno.

Fino ad allora l'area su cui sorge costituiva l'inizio della «schiena della collina che va su al poggio», appena fuori della «porta del soccorso». La posizione di questa dovrebbe coincidere, oggi, con il varco attraverso il quale la strada, proveniente dal fianco della chiesa, sbocca nello spiazzo erboso che separa i resti delle fortificazioni dal camposanto.

Da qui si entra nel recinto della rocca passando per un varco aperto in tempi successivi, rispetto a quelli della costruzione del Castello, quando esso, ormai, aveva perso la propria funzione militare.

Luogo di scampagnate con il prato sconvolto dagli scavi archeologici condotti negli anni settanta, durante lavori di restauro della rocca, sullo spazio racchiuso si affaccia la porta a sesto acuto di accesso alla torre, sormontata da un'elegante bifora.

Il troncone del mastio, che sovrasta la rocca e il paese, ha muri di circa 130 centimetri di spessore, costruiti in conci di arenaria, disposti a spina di pesce sulla faccia interna dei lati della torre. È attualmente inaccessibile a causa del dislivello esistente fra la soglia della porta e il piano del recinto sotto di essa, dove sono i resti del fondo in coccio pesto della cisterna della rocca.

Gli avanzi di un'altra cisterna sono dentro la torre; le sue acque, un tempo a sostegno degli ultimi difensori del castello, bagnarono, intorno al 1770, la compagnia di buontemponi che don Pellegrino Magnanelli, «armato di stola, acqua lustra le e due pistole», guidò, «in una notte buia, e burrascosa» alla ricerca del gran tesoro che si riteneva custodito dal Diavolo. Essi, «muniti di picconi, martelli, scalpelli, ... si portarono alla Rocca, e dalla parte di tramontana, dove potevano essere meno uditi... (perché la Comune era gelosissima e non permetteva, che fosse tocco un sasso a quel patrio monumento)... dettero mano a un foro nella mura della Rocca, e sfondato il grosso muro a tali colpi [udirono] un cupo rimbombo interno, per cui speravano di essere ormai arrivati alla sospirata meta, ... raddoppiaron le forze, e davano disperati colpi, quando a un tratto, all'impensata, un colpo aveva rotto un mattone dell'interna cisterna, e le acque in quella racchiuse si apersero una via in mezzo a loro, ed il fruscio di quell'acqua, che usciva, il silenzio della notte, la paura di esser scoperti, e più la superstizione, li riempì di tale spavento che si dettero a precipitosa fuga».

Pagina aggiornata il 10/08/2008 da admin
  • Comune di Sambuca (PT)
  • P. Sandro Pertini, 1 - 51020 Sambuca Pistoiese (PT)
  • Telefono: 0573.893716
  • Fax: 0573.893737
  • Numero di abitanti: 1.748
  • P.IVA: 00838200475
  • Mail: comune@comune.sambuca.pt.it

Portale Web e Content Management System realizzati da SPAD srl | Openpage CMS